ottobre 03, 2017

Il Regalone di Gruppo

 
Ho deciso che forse sarebbe il caso di togliere qualche ragnatela a questo blog. Che se non le scrivo qui, chi se le ricorda più certe cose futili e marginali che accadono nella lavatrice della quotidianità?                                                     
Ho scoperto un giovane blog che si chiama come il mio! Ma noooo! Chi è costei? La vecchia mamma al quadrato sono io!  Nel frattempo ho quasi dieci anni in più ma questa è un'altra storia. :-)
Oggi registrerei per i posteri uno scritto sul cosiddetto Regalo di Compleanno. Che se anche voi non siete mamme di primo pelo, sapete di cosa sto parlando.
Io (e i miei figli) siamo assidui frequentatori di feste di compleanno. Nel senso che, salvo rare e giustificate occasioni, non ce siamo mai persa una.
E' un modo per ritrovarsi, è educazione nei confronti di chi ti invita, è divertente per i bambini eccetera eccetera. Poi sì, c'è la faccenda "costo-complessivo-in un anno-per gli omaggi di compleanno-soprattutto se hai due figli-due classi-e spesso vieni invitato in coppia".
Epperò quanti soldi butti via comunque?
Tutto questo ragionamento per approdare alla questione: Il Regalo di Gruppo.
Non so voi, ma io odio il regalo di gruppo. Perché credo che ai bambini piaccia scartare tanti regali (anche se di poco valore). Perché credo nasca come modo per unirsi in tanti e comprare qualcosa di veramente bello e finisca (talvolta) col diventare un modo in cui si spende meno ma con risultati mediocri.
A caval donato non si guarda in bocca, prima di tutto, ma io acquisto volentieri un pensiero non esoso ma dignitoso, e da sola.
Ma in occasione della prossima festa, mi sono fatta infinocchiare con il succitato regalo di gruppo, dietro specifica richiesta della mamma del festeggiato, nonché rappresentante di classe.
Partiti con un numero esiguo di partecipanti, il gruppone raggiunge la soglia del 95% della classe ad acquisto già avvenuto quindi le quote tendono ad abbassarsi in corso d'opera. L'effetto regalone si sgonfia alla presenza di ennemila partecipanti.
All'ultimo, quando la quota non può più essere assottigliata, si aggiunge l'ennesima mamma-partecipante, alla quale non si può dire di no, essendosi fatta annunciare dalla mamma stessa del festeggiato, nonché rappresentante di classe.
Tralasciando il passaggio Quote da Riscuotere che chissà quando le vedrò tutte, sintetizzerei solo con: Gran mal di testa ma non potevo esimermi. Primo perché sono amica della già citata rappresentante di classe, secondo perché non avevo mai avuto occasione di creare di mio pugno un gruppone WhatsApp.
Cioè, dai, come potevo rinunciare?!

maggio 05, 2017

9 anni di noi!

Breve incursione su questo blog abbandonato.
Oggi compiamo 9 anni, mica bruscolini.
Tutto procede, ma con un po' di fatica.
Qui la vita non è una giungla ma un Tetris a tutti gli effetti: ci vogliono calma, abilità e un po' di fortuna altrimenti i pezzi non si incastrano. Aggiungerei una gran dose di impegno e quello ce lo mettiamo tutto.
I risultati si vedono, ahimè, a tratti: si alternano giornate di sconforto a momenti in cui ti senti Wonder Woman, anche se un po' più in carne.
Dopo anni di disimpegno totale, stiamo organizzando un festone per i ragazzi (per domani).
Per una che non ha mai organizzato niente per sé, è una gran cosa. Un enorme sbatti come direbbe il Milanese Imbruttito. Dopo anni e anni di ospitate alle feste altrui ci è sembrato giusto farne una anche a loro. (Lo catalogo nelle cose che forse aiutano l'autostima).
Il meteo oggi regala una splendida giornata di sole per ripiombare domani nell'autunno più cupo. Ho consultato qualsivoglia previsione e non ci schiodiamo da lì: nuvoletta con sole nascosto nella mattina, leggera pioggia nel primo pomeriggio e tsunami completo verso l'orario previsto per la festa.
Tanti saluti a tutti. Vi farò sapere come va a finire.
E auguri agli amori della mia vita, che mi hanno reso una persona migliore.
Immaginatevi come ero prima. ;-)

settembre 23, 2016

Post positivo (proviamoci)

Qualche buon motivo per essere positivi.
E' venerdì. E a casa mi aspetta un divano nuovo. Rosso. Oltre ai miei figli e al mio compagno di vita, ça va sans dire.
Stasera si mangia comfort food. Perché la settimana è stata dura e ce lo siamo meritati. E perché le diete si iniziano sempre di lunedì.
Il mese di settembre, questo sciagurato, sta volgendo al termine.
E i vostri?



agosto 03, 2016

Gare di delfini reali

Noi si parte. Si va. Non chiedeteci dove perché non ne siamo proprio sicuri. On the road, come si dice. La faccenda del camper ve l'avevo già raccontata: l'idea sarebbe di raggiungere la Puglia. 
Se ci arriviamo, ripeto io tipo mantra. 
Ravanata cosmica del consorte. 
Ma nooooo, preciso. Nel senso che forse ci sembrerà troppo lontano e ci fermeremo a metà strada. 
Ah. Ok
Io voglio andare fino a dove il mare è del colore della piscina. Se devo fare tanta strada per vederlo non proprio blu, faccio anche a meno.
Va bene. Fa finta di capire lui.
Comunque.
Ci lasciamo alle spalle un periodo impegnativo. Un giugno al Centro Estivo dell'oratorio già ribattezzato Centro alla SperoinDio (che non succedesse niente) per il grado di libertà e di controllo registrato.  
Un luglio di cambiamenti. Di fatiche genitoriali e lavorative. Di una vacanza corta ma piacevole in Toscana, fino a Pisa. 
Piccola consapevolezza di poter fare - in vacanza - un po' di più di quanto fatto finora, in termini di libertà, di spazi e orari. Ci sono coppie che con figli della nostra età sono già stati in Canada e Thailandia ma qui ci muoviamo con tempi lunghi  e ci riteniamo soddisfatti.
Rimane  la stanchezza di gestire la convivenza gemellare dei mesi estivi: la vicinanza h24 accentua in maniera esponenziale la loro complicità, al limite dell'umana sopportazione. Una bomba nucleare, oserei dire. Aggiungerei la questione compiti che se avete figli-ligi-all'impegno-scolastico-in-vacanza, io vi invidio molto, sappiatelo. Qui i compiti si fanno, ma con estremo lavoro di convincimento e richiamo all'attenzione. Faticaaaaaaa.
Proveremo a tuffarci in queste vacanze con lo spirito giusto. Sulla carta so quale dovrebbe essere ma nella pratica mi viene difficile. Durante l'ennesima sgridata uno dei miei figli, mi ha detto testuali parole: è vero, noi ci comportiamo male. Ma voi non siete disponibili! 
Che colpo al cuore!
A parte il linguaggio burocratico che voglio dire, da dove gli è uscita? Ho chiesto spiegazioni, come farei se il mio capo, dopo ore e ore di straordinari non pagati, mi rinfacciasse che non faccio abbastanza.
In che senso non sarei disponibile?
Eh. Non giochi con noi. Per esempio, stamattina, quando eravamo al mare e ti abbiamo chiesto di fare la gara di squali, tu hai detto no. Dici sempre no. 
Di solito dici: perché non facciamo una bella gara di nuoto? 
I bambini dicono sempre la verità.
E lì ho capito che, mai come quest'anno, mi sono autorelegata al ruolo del genitore noioso: quello rompiscatole, quello che fa fare i compiti, che dice lavati i denti, adesso a letto che è tardi e domani si va a scuola.
Quello divertente, quello bravo, sarebbe LUI. Che autogol! Ma anche qui conto di migliorare, se non altro per dignità! E quindi per queste prossime vacanze prometto gare di delfini reali, capriole di scimmie volanti e lotte di granchi imperiali. 
Più leggerezza e meno fatica per tutti. 
Ha l'aria di un programma elettorale. Ma chissà. 
O, sissà, come dicevano loro fino a poco tempo fa. 
Buona vacanze. 

luglio 23, 2016

Di Maggio e altre amenità

C'era una volta il mese di maggio. Che la Mamma al Quadrato aspettava con ingenua simpatia. 
Perché è il Nostro Mese: la nostra famiglia porta il suo nome, i bambini sono nati a maggio e il consorte pure. 
Ah, che bello il mese di maggio! Il mese della Madonna! Il mese prima dell'estate! Il mese della scuola che sta per finire! Gli ultimi sforzi prima di riposarsi eccetera eccetera. 
Questo sulla carta.
Nella pratica nel mese di maggio abbiamo registrato: 
influenza pargolo numero 1 (di quelle che o non mi ricordo più o così pesante non l'avevano mai presa) con visita notturna al pronto soccorso perché il piccolo sembrava delirare e non riconoscerci - in assenza di febbre. Scoprirò, che non si trattava di delirio, ma pavor nocturnus (che lui ne soffriva eccome da piccino ma, confesso alla dottoressa, me ne ero pure dimenticata).
influenza pargolo numero 2 (della stessa portata o quasi), ehm, che ve lo dico a fare?
influenza mater familias - che in quarant'anni credo di non essermi mai presa una cosa simile (due cicli di antibiotici e cortisone, tanto per gradire).
ritorno al lavoro, con cambio repentino di capo e referenti vari (che sono solita assentarmi quando in ufficio succedono le cose di un certo spessore).
assenza del consorte per lavoro (che non viaggiava da mesi e mesi e chiaramente partiva a ridosso di cotanti eventi).
Deve essere pure successo altro ma ora mi sfugge.
Ne sono uscita un po' spossata, un po' malinconica, un po' appesantita. Che nei momenti di debolezza, si sa, vengono a galla le insicurezze. E pure alcune consapevolezze: di aver preteso troppo da me stessa, di aver organizzato male il mio tempo, di aver dato troppa disponibilità. A volte occorre imporsi un po' di egoismo altrimenti ci si lascia sopraffare, dagli eventi e dagli opportunisti.
Tutta esperienza, comunque. 
Ma poi sono iniziate l'estate e le vacanze e lì è andata meglio. C'è stato il centro estivo. Ci sono stati i weekend in camper (ah, sì, abbiamo un camper: ha quasi la mia età, ma questa è un'altra storia).
Per ora vi saluto. Vi aggiorno presto. Che fate di bello in vacanza?

aprile 20, 2016

La centrifuga

Se mi chiedessero di descrivere con un’immagine il mio essere madre in questo periodo della mia vita, sceglierei quella di una lavatrice.
In centrifuga.
A 1.600 giri.
Che poi il fermo immagine non renderebbe neanche l’idea. Servirebbe un video.
Si tratta di vortici in cui il ménage familiare ti risucchia, tuo malgrado. Anche quando ti sei ripromessa di metterti due zavorre ai piedi e non farti trascinare via, perché non serve a niente.
Si tratterebbe anche, in sostanza, di provare ad essere zen in situazioni in cui meccanismi mentali consolidati vorrebbero portarti alla sfuriata.
Stamattina, per esempio, faticavo ad alzarmi e l’intera tribù si è messa in moto con un quarto d’ora di ritardo rispetto al solito.
Il “solito” prevede momenti di pesante torpore  (dei miei figli) di fronte alla tazza del latte e sul divano, prima di vestirsi. Momenti per carburare, come si dice.
Per quei momenti lì, oggi, non c’era tempo.
E a due minuti netti dall’ora X (quella che se non esci in quell'istante, arriverai in ritardo a scuola): se ti dico di metterti le calze, tu te le devi mettere.
E se tu, incurante della cosa, ti stai osservando le unghie dei piedi, te le devi mettere lo stesso.
E se ti dico di metterti  le scarpe ma tu ciondoli con indosso due calze (di colore diverso), domandandoti pensieroso se il paese dove vive la zia si chiami  Cassina de Pecchi o Cassina de Becca come Chewbecca di Star War:
UAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
Parte la sfuriata.
Sabato, dopo un devastante pomeriggio di compiti, studio e litigi, mi accingo ad andare in piscina.
Recupero il borsone ma non trovo il lucchetto per l’armadietto dello spogliatoio. Vago per casa alla ricerca, in leggero stato confusionale, e accuso i miei figli in prima battuta di averlo preso per gioco, senza restituirlo, poi di tirarmi scema, così, in generale (la mamma va in tilt = io non trovo le cose).
Il tempo scandisce i secondi, già mi vedo  arrivare a corso iniziato, così decido che il borsone posso anche lasciarlo in sicurezza altrove. Esco, senza lucchetto ma con figli al seguito. E non trovo le chiavi di casa. Già mi vedo saltare la lezione e ricomincio tutto da capo. Stesso schema: ricerca forsennata, ramanzina e sfuriata.
Con grande sollievo vergogna le chiavi verranno rinvenute nel borsone. Il lucchetto invece, solo in piscina, nella tasca dell’accappatoio.
In serata, al loro serafico papà, i miei figli racconteranno che la mamma ha perso la testa per un lucchetto. Per un luc-chet-to.
Che abbiano precedentemente discusso con me e discusso tra di loro. Per  le tabelline, per l’ipad, per il colore della pastasciutta e per l’universomondo lo hanno
[  ] volutamente
[  ] inconsciamente
[  ] chiaramente
omesso.
Scegliete voi la risposta. Sono bambini.
Lo stesso accadeva iera sera, quando di ritorno dal calcio, dopo un pomeriggio di andirivieni casa/pediatra, di sgridate e di affanni, notavo guardandomi allo specchio dell’ascensore di aver perso un orecchino. Di quelli con la farfallina dietro. Impossibile che si sfili da solo. Al 99 per cento mentre lo stavo mettendo sono stata catturata dal vortice della centrifuga di cui sopra. E non ce n'è più traccia: dell'orecchino, di cosa stavo facendo e di quel momento lì. Accipicchia.
A parte sperare che questi vortici non colgano anche voi, anzi, un po’ sì, così non mi sento strana, ho definitivamente abbandonato la valeriana per seguire la strada dell’autoanalisi (capire dove sbaglio e cercare di migliorarmi, eh!) infine ho optato per l’acquisto di un libro che mi è sembrato il titolo giusto al momento giusto: Esercizi di meraviglia – Fare la mamma con filosofia di V. Baruffaldi.
Come dai fanghi super drenanti che mi verranno recapitati a giorni, non mi aspetto miracoli ma un barlume di speranza sì.
Vi farò sapere!

febbraio 15, 2016

Il decadimento fisico e la Principessa Leila

Cose accadute in ordine sparso dall'ultimo post ad oggi.
Tanto per rimanere aggiornati.

Abbiamo scoperto che Babbo Natale non esiste.
Mamma, la mia compagna di banco dice che Babbo Natale non esiste. E' così?
Accadeva alle 8.20 di un giorno infrasettimanale. Sul pianerottolo di casa. E mentre cercavo le chiavi di casa, e chiamavo l'ascensore perché ragazzi è tardissimooooo, mi è uscito un sorriso.
Mamma, perché ridi? E' così?
Senti, dai, ne parliamo stasera con papà...
Che non mi sembrava il caso di infrangere le certezze dei miei figli così, sul pianerottolo, un martedì mattina qualunque, prima di entrare a scuola.
Ho anticipato la cosa al consorte: vedrai che per stasera se lo saranno scordato.
E invece no. 
Mentre sei lì che cerchi di fare la famiglia perfetta, attorno a un tavolo, cercando di conversare su quello che avete fatto/detto/studiato a scuola, il figlio curioso salta su: A propoooooosito!
A proposito cosa?
Ma Babbo Natale esiste o non esiste?
Così il consorte si fa teso, capisce che deve prendere in mano la situazione. E siccome immaginavo sarebbe stato un discorso memorabile, ho attivato l' iPhone.
Sette minuti e zero otto di registrato in cui lui parte dal dato empirico che le renne non volano per poi ammettere che Babbo Natale non esiste, epperò tanti anni fa è esistito, ma comunque a papà piace pensare che esista davvero, anche se in realtà non è così. Il gioco delle tre carte insomma.
Diciamo che dispiaceva più a lui dirlo che a loro saperlo. 
La fine di un'epoca, come si dice.
Il file audio in realtà è un ricordo bellissimo. A me toccherà la rivelazione su api, pollini e cigogne varie. Come escono i bambini lo sappiamo già, ci manca il prima.

Abbiamo ordinato il vestito di Carnevale su Amazon.

Che chiaramente è arrivato a 12 ore dal giorno dei festeggiamenti.  
Che il  Carnevale non sia mai stato nelle mie corde si era già detto. E infatti pure la pratica dell’acquisto si è ridotta all’ultimo. Che già trovare quello che ti serve nella misura che vuoi tu non è cosa semplice. Ritrovarsi con un  Capitan Rex di due taglie più grande e un Tartaruga Ninja strizzato nella sua tutina è stato un gioco da ragazzi. 
Costumi a parte, i due hanno espresso poco entusiasmo nei confronti della festa in sé: chissà che con quest'anno si sia chiusa per sempre la pratica. Già con Halloween eravamo sulla buona strada. 
Avranno preso da te! ha precisato la nonna.
Come darle torto.

Abbiamo deciso di lavorare su corpo e mente.
Che il processo d'invecchiamento procede inarrestabile e sta minando profondamente la mia - già precaria - autostima. Detta la solita panzana che con la primavera risorgeremo, sto meditando qualche misura drastica. Tipo investire un certo numero di euro in una crema per il viso? Già fatto.
Dal che crema usi? - mah, quello che capita!  all'uscire dal centro estetico con un flacone da 50 ml di Rejuvenating Day Cream: il passo è stato breve ma non del tutto indolore.
 
Anche sul lato temperamento e carattere ho deciso di fare un lavoro su me stessa. Tocca lavorare sul fattore Ira Funesta, quella che mi invade la mattina attorno alle ore 8.18 (quando mancano due minuti all'apertura della scuola e noi dobbiamo ancora metterci cappello, sciarpa e zaino in spalla ma riusciamo a litigare su quanti Rollinz dell'Esselunga porteremo a scuola). Stamattina, in ascensore ho sentenziato incazzata: la dovete piantare! E comunque guai a te se non riporti a casa la Principessa Leila! E' la mia preferita.
Nient'altro da aggiungere.

gennaio 17, 2016

Di barattoli, glitter e tanta calma



Il famoso "barattolo della calma" montessoriano. Che le foto su internet abbondano e da una vita vorresti farne uno. Per te. Mica per loro. E allora esci dall'ufficio, compri tutto il necessario e ti chiudi in bagno: con due figli, tre barattoli e un numero spropositato di glitter in forme varie. Che con due figli maschi, dai, quando ti ricapita? Poi con poca calma (occhio a non versare tutto sul tappeto che papà non aspetta altro) e un leggero stato di frenesiamettiamo insieme gli ingredienti. Il (nostro) risultato è migliorabile ma di tutto rispetto. 
Chissà se calma davvero? Mi domandava qualcuno. No amiche, il barattolo non vi svolta la vita ma è divertente da fare e rilassante da guardare. Per tutto il resto c'è mastercard o una birretta. Fate voi.
Per chi volesse realizzarne uno: serve acqua calda, un po' di colla glitter (quella nei tubetti colorati), dei brillantini in polvere e una goccia di colorante alimentare. Se avete qualche paillette vi direi che il barattolo è la morte sua, purché il liquido non sia troppo scuro: occhio a non esagerare col colorante, come abbiamo fatto noi. E anche se i vostri figli propenderanno per il mix di colori, tenete duro e lavorate con ingredienti della stessa tonalità. 
Come diceva la simpaticissima Enrica Tesio, del blog Tiasmo: "il barattolo della calma di Montessori è meraviglioso e facile da fare. [...] Ma non ho capito a che punto del procedimento devo metterci il Lexotan. 
Standing ovation per questa donna meravigliosa!
Lexotan a parte, stasera faccio il mio (personale) barattolo rosa e non se ne parli più.  Poi giuro che cesso le produzioni. Ma che intenzioni hai? Mi ha chiesto il consorte. Di riempire casa? 
Eh. Perché no?
Ne ho fatti due meravigliosi (quelli della foto erano prove) più uno azzurro per la nonna. Ora, magari, la pianto o cambio genere. 
E comunque, keep calm and sparkle! ***

gennaio 03, 2016

(Non) fare buoni propositi

Buon anno, innanzitutto.
Sono grata per il mio 2015 e questo anno nuovo mi andrebbe benissimo uguale uguale. 
Speriamo. 
Non che il vecchio sia stato un anno entusiasmante ma sicuramente pieno.  
Pieno.
Pieno di persone (vecchie e nuove) che mi hanno accompagnato nella quotidianità. Qualcuna l'ho lasciata per strada, per qualche altra ho sofferto pure, ma è normale così. Si cambia, si cresce (si spera).
Pieno di tempo per la mia famiglia, per i miei figli soprattutto. Non per me stessa, ma rimedierò.
Di salute, lavoro e serenità.
Di buoni propositi non ne ho fatti perché so già che non li rispetterò. 
Facciamo solo che mi piacerebbe leggere (tanto) ma la testa è affollata (anche se non so bene da cosa) e ho quattro libri iniziati sul comodino. E un libro in giacenza non è mai un buon inizio. Quattro, poi, non ne parliamo.
Diciamo che dovrei perdere qualche chilo di troppo, chiamiamolo chiletto, che fa meno effetto. Al riguardo la dottoressa - che mi ha in cura per altre vicende - mi ha ricordato che dovrei mangiare meno, precisamente mi ha detto: chiuda quella bocca e faccia altro!  E dopo avermi redarguita come una scolaretta impreparata, ha aggiunto: insomma, dopotutto ha quarantanni! 
Dicono sia una tecnica per scuotere i pazienti. Sarà. Io, incerta sulla questione, me ne sono stata lì, con le orecchie abbassate, poi sono tornata in ufficio e ho ordinato un'insalata formato mignon. Un paio di giorni dopo iniziava la maratona delle feste e dei brindisi di Natale e ho rimosso tutto. Mi faccio un promemoria per il 7 di gennaio. Giuro.
Dovrei pure imparare a mettere me stessa al primo posto (si rilassino le madri perfette: dopo i  miei figli, ça va sans dire). Come diceva Jep Gambardella: alla mia età non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare. Eh, ci proverò.
Dovrei pure urlare di meno. Con i miei figli, chiaramente. Se rientrate nella categoria mamme con la voce dolce come lo zucchero, mamme con un figlio solo, mamme coi figli da manuale, mamme più brave del mondo, mamme con la verità in tasca, mamme zen, mamme che fate yoga anche mentre li state riprendendo per una marachella non potete capire. Siamo brave mamme anche noi, solo che a volte non sembra.
Tanti cari auguri a chi passa di qua, per un 2016 che sia proprio come lo volete.

dicembre 09, 2015

Per essere leggeri bisogna pensare leggero!

Oggi compio quarant'anni, mica bruscolini. Questa è ufficialmente l'ultima volta che pronuncio la mia età. Da domani sarò una di quelle signore che nascondono l'anno di nascita. Farò la vaga.
Mi accorgo che sto invecchiando perché al lavoro i nuovi arrivati hanno una decina di anni abbondanti in meno di me. E perché la forza di gravità fa il suo sporco mestiere: impietosa come non mai. Mi auguravo di diventare una splendida quarantenne invece sono la stessa di prima: una trentanovenne molto poco glamour. A questo punto temo che non cambierò più. Conto solo di impegnarmi  (un po' di più) nella fase restauro perché l'impalcatura, quando il tempo passa, serve eccome.
Come regalo dei quarant'anni mi sono iscritta a un corso di nuoto: lo meditavo da un po'. Ho scoperto che mentre nuoto e guardo il fondo azzurro della vasca, mi sento in pace con me stessa. Ho capito che il mio elemento è l'acqua e ci sguazzo allegra, come una bambina. Son cose eh.
Qualche giorno fa ho condiviso con gli amici di Fb questo mio entusiasmo: prima lezione del corso di nuoto, molto orgogliosa di me! corredato da un'immagine simile a questa. 
E' tratta da un libro per bambini che mi è piaciuto molto, "Marilena la balena", Ed. Terre di Mezzo (età di lettura: 4 anni).
Marilena è una bambina un po' goffa e cicciottella che detesta tante cose, tra le altre tuffarsi e nuotare. Un giorno il suo istruttore le dice: ti senti pesante perché pensi pesante. Per essere leggeri bisogna pensare leggero! E da quel momento la sua vita cambia.
La storia è molto carina, il messaggio è semplice e varrebbe la pena tenerlo a mente, non soltanto in piscina ma nella vita.

Un saluto agli sparuti lettori di questo blog, ammesso che ci siano ancora. Qui la vita prosegue, i bambini crescono, gli impegni aumentano, e diventando grandi diventa tutto tutto più impegnativo.
Ma, come si dice, teniamo botta.
 

settembre 23, 2015

Di timori e copertine di Linus

Che il mese di settembre non sia uno dei miei preferiti credo di averlo già detto. 
Vi avevo anche detto che sono contraria ai bambini con la vita superorganizzata, che fanno sport multipli eccetera eccetera? Bene, questo settembre mi ha smentito clamorosamente: ora (non chiedetemi come) siamo iscritti a calcio e nuoto e mi trovo una settimana con tremila incastri che, al solito, mi mettono al muro perché ogni novità mi costa Grande Fatica. 
Hai voglia a dirti: no a me il calcio fa schifo e tutto il contorno pure. Quando tuo figlio te lo chiede da due anni, e scrive su un vecchio diario: "oggi, 3 settembre, inizio il primo anno di calcio", forse forse è giusto farlo provare. Io che sport zero e se ne vedono i risultati, e non mi riferisco solo alla forma fisica, ho detto sì. Pazienza se durante la partitella degli allenamenti detesto i papà aggrappati alle reti che mi sembra scandaglino i piccoletti per dargli la pagella. E ancora non hai visto una partita vera, direte voi. Appunto. Però i bambini si divertono e finché sono a loro agio, loro, dovrei esserlo anch'io.
Laura, lasciali fare! è la risposta standard di mio marito a qualsiasi cosa - nuova - io debba affrontare per loro. 
Eh ma avremmo dovuto portarli lo scorso anno: i bambini della loro età sono già al loro secondo anno. Laura, lasciali divertire! 
Eh, ma lì le docce sono aperte e loro ancora si vergognano a farsi vedere nudi. Laura, lasciali fare! 
Eh ma forse gli ho piazzato troppi sport in settimana. Laura, lasciali sfogare!
Il Laura, lasciali qualcosa ha di fatto sostituito il massì Laura di qualche anno fa, in più lo declina con un sospiro che soppesa in maniera imbarazzante i miei timori (basta chiamarle ansie che è una parola abusata!). Che poi si tratta di routine, da ricreare. Le abitudini, si sa, sono copertine di Linus che nella giungla quotidiana hanno il loro perché.
E poi ho questa new entry di un invito di compleanno un po' diverso dal solito: i bambini sono invitati a vedere una mostra (adatta a loro chiaramente) in centro a Milano. I genitori (che chiaramente conosciamo) li ritirerebbero sotto casa nostra e ce li restituirebbero verso sera. Piccolo gruppo di invitati  che se ne va in macchina con i genitori del festeggiato, senza i propri genitori al seguito. Devo ancora dare risposta perché in famiglia abbiamo qualche riserva: voi a sette anni come la vedete? Ditemi la vostra, che ci tengo.

settembre 18, 2015

Mood del mese

Titolo: mood del mese
Sottotitolo: meno male è venerdì




settembre 17, 2015

Di settembre e altre amenità

Facciamo che stilo una lista delle cose che odio qui e adesso tipo:
settembre e i suoi nuovi inizi;
le giornate che la mattina sembra autunno, poi esce il sole e tu hai la manica lunga e 35 gradi al sole;
quelli che tu gli parli e non ti ascoltano mai;
le cose chieste all'ultimo secondo e la fretta che ci si mette per farle, male;
svegliarsi molto zen e perdere le staffe in tre secondi netti;
le cose che si accumulano in giro per casa senza un vero perché, eppure la sera prima tutto sembrava in ordine.
i borsoni dello sport, ma i calzettoni da calcio soprattutto; al proposito ho appreso che per riuscire a infilarli in tempi decorosi e senza sudare sette camicie, bisogna prepararli arrotolati per poi sfilarseli direttamente sulla gamba (sì, tipo preservativo). Son cose che impari sul campo e che, voi capirete, danno una certa soddisfazione. :-O

Facciamo anche che stilo un elenco di cose di cui avrei voglia adesso per sentirmi meglio ed esorcizzare quelle di cui sopra:
una cena messicana;
una birretta;
quel bicchierino di crema fredda al caffé che non fai in tempo neanche ad assaggiarlo che è già finito però è buono;
la mente sgombra per leggere quel libro che voglio leggere da tempo (Se niente importa di J.S. Foer);
la mia mezz'ora d'aria in piscina;
dieci puntate di Grey's Anatomy una dietro l'altra, senza la pubblicità nel mezzo;

Facciamo che la prossima volta vi racconto meglio. Di settembre e altre amenità.

settembre 04, 2015

Era l'estate duemilaequindici

Voglio ricordarmi di quell'estate che a luglio siamo stati sul lago di Como, che a me il lago non è mai piaciuto ma forse usavo dire così, per partito preso. 
Di quando eravamo in quella casa arredata fin troppo bene per essere di vacanza e avevamo una piscina che non ci andava mai nessuno, escluso noi.
Di quando Chri faceva sette giri di corsa prima di tuffarsi perché da grande farò atletica. Ah be'.
Delle micro gite che più lunghe non le reggiamo ancora [loro o noi con loro?] e dello stupore di fronte al bello: ma questa chiesa è straordinaria!  Forse normale ma non scontato direi.
Di quando passeggiavamo in mezzo al fiume e mangiavamo con un appetito da lupi. Sì, pure io.
Di un cavallino e della scoperta dei suoi attributi: ma questo cavallo ha un pisello allungabile? Ehm, sì.
Di quando in agosto volavamo in Sicilia, che la loro prima volta in aereo ha il suo perché. Tutto divertente, a parte il bambinoterribile poco distante da noi (che se avessi avuto un figlio così col cavolo che prendevo l'aereo) e la ragazza con l'attacco d'ansia, che le avrei offerto tutti i miei intrugli naturali, per poi guardarla negli occhi e dirle: ciccia, passi per la paura di volare ma queste scene per un bambino anche no.
[Dimenticavo il vuoto d'aria e la signora che mi ha allungato la mano e mi ha detto si faccia coraggio, per i suoi bambini. No vabbe', guardi che mi viene solo da vomitare].
Della casetta sul mare, della spiaggia brulla e del vento forte, ristoratore.
Del "fuso orario" locale, che anche se ci provi a cenare dopo le ventidue, rimani molto (ma molto) milanese inside. 
Delle tante persone che abbiamo visto e rivisto: affettuose e accoglienti come solo al sud.
Dei panorami e dei cieli mozzafiato, guardateli bene bambini e teneteli stretti, perché sono bellissimi e chissà quanto vi capita di rivederli.
Del loro amico delle vacanze, Francesco, che te lo trovavi in casa come niente e senza un perché: a sorpresa dopo la doccia o direttamente seduto sul tuo wc.
Della sabbia dorata, soffice e fine fine, diversa da quella di su. Degli angeli sulla sabbia, come sulla neve, che se qualcuno vi vede pensa che non abbiate mai visto il mare.
Del ritorno in nave che no, le navi non affondano, soprattutto questa qui. E se va contro una roccia? Ma no che non ci va. Che pensavi di aver chiuso l'argomento invece dalla biblioteca col nonno ti hanno portato un libro bellissimo, solo che era questo QUI.

settembre 02, 2015

Perle di saggezza 1

Quando il tuo capo ti porta il solito cadeau dal suo viaggio oltreoceano: un pupazzo e una t-shirt.

Io: La ringrazio, molto gentile! 
Lui: Quella è un'alce...
Io: Che carina...ah, e questa cos'è? Una marmotta?
Lui: Veramente sarebbe un castoro, uno dei simboli nazionali del Canada.

[Io ero ferma alla foglia di acero.
E menomale non ho detto procione.]